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La lingua vive

La lingua vive nella vita di tutti i giorni, nei testi che leggiamo, nei discorsi che facciamo, in quello che vediamo, la lingua vive fuori e dentro di noi. Ed è proprio per via di questa vita che si evolve e si plasma a seconda dell’uso che ne facciamo.

www.accademiadellacrusca.it

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A seguito dell’alfabetizzazione della maggior parte della popolazione ci siamo dimenticati del fatto che il costante mutamento della lingua può portare anche al suo degrado per colpa dell’uso errato di parole, preposizioni, modi di dire. Ma bisogna tenere a mente che il modo in cui parliamo o scriviamo è il modo in cui ci presentiamo al mondo. È anche vero che ogni luogo plasma in vari modi e per vari motivi la lingua. La parlata locale influenza il nostro modo di parlare arricchendo, da una parte, il nostro bagaglio culturale. Dall’altra ci ritroviamo a commettere errori grossolani dovuti all’influsso del dialetto. Se sappiamo cambiare registro a seconda della situazione nella quale ci troviamo (formale o informale), dovremmo circoscrivere il dialetto ad alcune situazioni (tra amici o in famiglia) e curare anche la lingua.

www.treccani.it

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In Italia, a differenza della Slovenia, si dà meno importanza alla dizione. Solo alcuni professionisti come attori, speaker radiofonici o doppiatori sanno che in italiano le vocali vanno divise in aperte e chiuse e pronunciate di conseguenza. Nei dialetti dei nostri luoghi le vocali si pronunciano tendenzialmente come aperte ovvero “larghe”, mentre di regola tutte le vocali non accentate dovrebbero essere pronunciate come chiuse. Questo è anche il motivo per cui la parola “perché” viene scritta con l’accento acuto: significa che la “é” finale si pronuncia come chiusa. Al contrario, la “è” di “bène” si pronuncia come aperta, sebbene dalle nostre parti venga spesso pronunciata come chiusa.

Questi sono solo alcuni esempi. Non basterebbero le pagine di tutta la rivista per elencarli. Tuttavia è possibile curare il proprio modo di parlare, prendendo in mano una grammatica o consultando quelle su internet.

Consigli per curare la propria lingua:

  • Condizionale e congiuntivo: Se me lo domandassi (congiuntivo), te lo direi (condizionale).
  • Apostrofi: qual è, un po’.
  • L’accento dà un significato diverso ad alcune parole: “da” è la preposizione semplice, mentre “dà” è la terza persona dell’indicativo presente del verbo dare; senza accento la parola “se” introduce una frase ipotetica, mentre “sé” è il pronome personale riflessivo per la terza persona, per es. “Chi fa da sé, fa per tre”.
  • Ché: accentato solo come forma abbreviata di ‘perché’ o, più raramente, di ‘affinché’; mentre è sempre che in tutti gli altri usi.
  • indica la bevanda (ed è preferibile a the e thè); te è il pronome.
  • Parole o espressioni che devono essere scritte sempre separate: a fianco, a posto, a proposito, all’incirca, d’accordo, d’altronde, tutt’e due, tutt’oggi, tutt’uno
  • L’uso della “d” eufonica dovrebbe essere limitato ai casi di incontro della stessa vocale, quindi nei casi in cui la congiunzione e o la preposizione a precedano parole inizianti rispettivamente per e o per a (es. ed ecco, ad andare, ad ascoltare, etc.).
  • Per ogni ulteriore dubbio non esitate a consultare la sezione domande frequenti del sito http://www.accademiadellacrusca.it.

(Valentina Oblak/Eva Kranjac)

Gita sociale in Toscana e Liguria

Nei cinque giorni di gita scopriremo le cittadine e i borghi più nascosti di due regioni italiane ricche di arte e cultura, ma anche natura incontaminata e paesaggi pittoreschi.

 

Lucca

Lucca, città d’arte toscana, è famosa per i suoi monumenti storici e soprattutto per le mura cinquecentesche, ancora intatte, che circondano il centro storico. Sono le uniche al mondo ad essere completamente percorribili.

Soprannominata la “città dalle 100 chiese” Lucca racchiude nel suo nucleo storico numerose chiese medievali, torri, campanili e palazzi rinascimentali. Degne di nota sono la Cattedrale di San Martino, il Duomo e la Basilica di San Frediano, da dove parte la processione della Festa di Santa Croce.

Celebre anche la piazza dell’Anfiteatro, nata sulle rovine dell’antico anfiteatro romano.

 

Livorno

A differenza di altre città toscane Livorno non ha un centro storico medievale, ma è una città portuale con un’ottima cucina di pesce, un affascinante quartiere in stile veneziano, canali e spiagge che si estendono a sud della città.

Uno dei luoghi più caratteristici e fotografati della città è la Terrazza Mascagni, scenografico belvedere che si affaccia sul Mar Tirreno. Tappa obbligatoria è il Cisterone, imponente edificio in stile neoclassico che serviva per filtrare le acque provenienti dalle sorgenti di Colognole e garantire alla città una riserva idrica in caso di guasti all’acquedotto.

La Piazza Grande rappresenta il centro della vivace cittadina. Qui potrete ammirare il Duomo per poi dirigervi verso il quartiere vicino, chiamato Piccola Venezia per via dei suoi canali.

 

Viareggio

Famoso luogo di villeggiatura toscano, Viareggio è nota per le sue spiagge, il carnevale e numerosi siti di interesse storico e culturale.

La bellezza di Viareggio sta nella tipica architettura degli edifici in stile art-deco e liberty. Da non perdere il lungomare, zona monumentale dove potrete ammirare il cinema Savoia in stile neoclassico, i magazzini Duilio ’48 in splendido stile liberty, la facciata del bagno Balena e il Grand Hotel Principe di Piemonte, dove sostare sulla terrazza panoramica per gustare un aperitivo.

Da vedere anche il canale della Burlamacca, uno dei luoghi più antichi della città, e il viale dei Tigli, immerso nel verde della bellissima Pineta di Levante.

 

Isola d’Elba

L’Elba è un’isola molto varia, con montagne elevate come il Monte Capanne, che supera i 1000 metri di altitudine, e una serie di baie con spiagge bellissime.

Perla dell’Arcipelago toscano, l’Elba è famosa per aver ospitato Napoleone durante l’esilio del 1814. Il centro maggiore dell’isola è Portoferraio. Per chi arriva in traghetto la vista è meravigliosa: la città cinta da mura, la torre del Martello e la sagoma del Forte Stella, il tutto dominato dall’imponente fortezza medicea, Forte Falcone.

Non meno affascinanti le cittadine di Marciana e Capoliveri con i loro caratteristici vicoli che s’intrecciano su diversi livelli.

Ciò che l’ha resa un’ambita meta turistica sono il mare cristallino e le splendide spiagge, tra cui quelle di Cavoli, Fetovaia, Secchetto e Le Ghiaie (ma ce ne sono molte altre).

 

Suvereto

Suvereto, che significa ‘bosco di sugheri’, è un incantevole borgo toscano della Val di Cornia – sede di importanti aziende vinicole – che fa parte dell’associazione Città del Vino. Qui il tempo sembra essersi fermato: potrete passeggiare tra viottoli e piazzali e ammirare le casette strette e botteghe di stampo medievale.

Nella parte alta del borgo svetta la Rocca Aldobrandesca, divisa in tre parti: i ruderi della torre antica, risalente al 1164, i quattro piani di edificato con i rispettivi solai e le vestigia della cinta muraria.

Tra gli edifici religiosi spicca il convento di San Francesco. Edificato alla fine del Duecento, oggi è ridotto a un bellissimo chiostro, costituito da un loggiato con archi, e dalla chiesa del Crocifisso.

 

Lerici

Lerici, borgo ligure del golfo dei Poeti (assieme a La Spezia e Porto Venere), è un’armonica fusione di svariati elementi, tra cui la splendida vista sulla baia, i pittoreschi e variopinti vicoli medioevali, le eleganti residenze settecentesche e il castello incombente.

Passeggiando per il borgo, se ne percepisce lo spirito marinaro intatto. Gli edifici più interessanti si affacciano sulla centrale piazza Garibaldi, incorniciata nella “Palazzata” tinta pastello. Qui si trovano l’oratorio di San Rocco, risalente al XIII secolo, la chiesa parrocchiale di San Francesco d’Assisi e villa Marigola, tra le più belle residenze settecentesche del golfo.

 

Porto Venere

Porto Venere è una splendida cittadina ligure situata sulla Riviera di Levante, all’interno del comprensorio delle Cinque Terre. Inserita dal 1997 nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO, è caratterizzata dalla “Palazzata”, un susseguirsi di facciate color pastello rivolte verso il mare.

Spettacolare la chiesa gotica di San Pietro, costruita nel VI secolo su uno sperone roccioso. Da vedere anche l’antica chiesa di San Lorenzo, in stile romanico e risalente al XII secolo, che custodisce il dipinto miracoloso della Madonna Bianca. Ancora più in alto, in posizione dominante rispetto al nucleo fortificato del borgo, si erge l’imponente castello dei Doria.

Anche le interessanti isole dello stretto – Palmaria, Tino e Tinetto – fanno parte del Patrimonio dell’UNESCO.

(Nina Žvab)

Gita sociale a Rovigno

Il 3 e 4 settembre 2016 vi porteremo in gita a Rovigno e dintorni. Permetteteci di presentarvi le mete che abbiamo scelto per voi.

 

Rovigno

Città pittoresca, situata nella parte meridionale della costa istriana, Rovigno, un tempo villaggio di pescatori, è oggi una nota meta turistica. Sorge su una costa frastagliata e fronteggiata da scogli e isolotti a sud del Canale di Leme, tra Parenzo e Pola.

Rovigno ha origini pre-romane, ma è stato durante gli anni della Serenissima Repubblica di Venezia che ha acquisito un’importanza maggiore, diventando una delle principali città dell’Istria.

Il centro storico è sorto sull’isoletta protetta dalle mura medievali. La città aveva sette porte, tre delle quali si sono conservate fino ai giorni nostri: la porta di San Benedetto, La Portizza e La Porta di Santa Croce. Nel centro potrete ammirare le caratteristiche case medievali, molto strette, e passeggiare tra le tipiche viuzze, vicoli e piazzette.

Il più importante monumento della città è la cattedrale di Sant’Eufemia, chiesa principale della diocesi di Rovigno, che custodisce le esequie della santa ed è sicuramente una delle più belle chiese in stile barocco veneziano in Istria. Il campanile è stato progettato dall’architetto milanese Alessandro Monopola ed è una replica di quello della Chiesa di San Marco a Venezia. Uscendo dalla chiesa fermatevi sul piazzale davanti e ammirate il paesaggio mozzafiato: il mare costellato da numerose isole.

 

Canale di Leme

Dopo la visita della città, la giornata proseguirà con la gita in barca. Costeggiando la città vecchia di Rovigno, la barca si dirigerà verso il Canale di Leme, il fiordo più grande dell’Adriatico, una profonda valle che si estende dal centro della penisola istriana nei pressi di Pisino e sbocca in mare dopo 12 km.

Il nome del canale di Leme deriva probabilmente dai tempi antichi, quando rappresentava il limite (limes) tra Rovigno e Parenzo. In origine il canale era un golfo formatosi per inondamento della foce del fiume che all’epoca scorreva in quell’area. Le acque salmastre contribuiscono alla ricchezza della flora e della fauna.

Durante il giro in barca potrete ammirare la ricca vegetazione mediterranea e vari siti archeologici, tra cui la celebre grotta di San Romualdo. Il Canale di Leme è noto anche per gli allevamenti di pesce e conchiglie, soprattutto cozze e ostriche, che si possono gustare nei due ristoranti sul canale. Altro sito di interesse è la Grotta dei Pirati, raggiungibile solo via mare.

(Nina Žvab)

Bilancio sociale 2016

La Banca di Credito Cooperativo del Carso pubblica con cadenza biennale il proprio bilancio sociale e di sostenibilità. Nel 2016 abbiamo deciso di sostituirlo con un video realizzato in collaborazione con l’Unione delle Associazioni Sportive Slovene in Italia ZSŠDI. Ringraziamo tutti i partecipanti al progetto. Buona visione!

Quale futuro per le banche di comunità?

Della riforma nazionale del Credito Cooperativo si è parlato anche in occasione del convegno “La riforma delle BCC: quale ruolo nel futuro delle Banche di Comunità?” tenuto sabato 16 aprile 2016 presso il Kinemax di Monfalcone. L’evento è stato la prima iniziativa sul territorio nazionale ad affrontare il tema alla presenza di un rappresentante del Governo.

I relatori del convegno, a diverso titolo legati al mondo della cooperazione di credito mutualistico e solidaristico, hanno discusso del futuro delle BCC, del loro ruolo sul territorio a supporto di imprese e famiglie nonché del mantenimento dei valori solidaristici che furono alla base della loro nascita. Un’occasione davvero unica per capire meglio cosa è stato fatto e quali saranno i riflessi, anche sul nostro territorio regionale, della riforma.

La riforma del Credito Cooperativo è legge

Mercoledì 6 aprile 2016, con l’approvazione del disegno di legge di conversione del Decreto di riforma del Credito Cooperativo italiano e con la successiva pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 14 aprile, il sistema della cooperazione mutualistica di credito, con una storia ultracentenaria alle spalle, è entrato in una nuova fase della sua esistenza.

Al tempo della civiltà contadina le banche rurali, antenate delle odierne BCC, svolsero un ruolo essenziale erogando credito a contadini e artigiani, sottraendoli alla frequente pratica dell’usura e permettendo loro di accedere al credito per risolvere i problemi della quotidianità.

Nel tempo però le Banche di Credito Cooperativo sono cresciute e oggi, in un contesto di mercato radicalmente cambiato, necessitano di un nuovo assetto per continuare a svolgere la funzione di interlocutore principale per la loro clientela tipica.

Sul piano normativo e di mercato si è costruita una cornice di regole adeguata a favorire il rafforzamento e la competitività del sistema BCC. Con la riforma si completa un percorso tortuoso, ma il risultato finale rispecchia il progetto di autoriforma del movimento pressoché nella sua totalità. Nella nuova concezione del sistema, chi è sottoposto a controllo è, a sua volta, controllore della capogruppo. Quest’ultima dovrà inoltre richiamerà nuovi investimenti esterni che contribuiranno ad accelerare lo sviluppo.

“Abbiamo avuto la possibilità,” ha dichiarato il Presidente di Federcasse Azzi, “di contribuire a definire l’impianto di una riforma che perseguiva l’obiettivo di una riorganizzazione del Credito Cooperativo per adeguarlo al nuovo e più complesso scenario dell’Unione Bancaria Europea, salvaguardandone le peculiarità distintive. Altre realtà non hanno avuto questa opportunità.”

Oggi il Credito Cooperativo entra nel suo terzo tempo. È ora il turno della costruzione del Gruppo Bancario Cooperativo, per la quale sarà centrale il confronto tra BCC e Federazioni Locali da una parte e la Banca Centrale Europea e la Banca d’Italia dall’altra. Dopo la fase della totale autonomia e quella della rete, la coesione-integrata introdotta dalla riforma farà del Credito Cooperativo una realtà protagonista nell’ambito dell’industria bancaria e un sistema più solido e meglio capace di rispondere alle nuove esigenze di Soci e clienti.

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